Dieta a basso indice glicemico: il menu

Infatti oltre all’indice glicemico è necessario capire anche il carico glicemico di un pasto (quindi esattamente quanto l’ammontare totale dei carboidrati che abbiamo assunto stimolerà la glicemia) e le oscillazioni di indice che un alimento ha con i processi di cottura e di conservazione. Se io faccio un pasto con un eccesso di carboidrati, posso avere un’insulina alta in risposta all’eccesso di glucidi che ho introdotto. Che siano ad alto o a basso indice glicemico poco importa. Importa semmai la quantità.

Per capire di cosa sto parlando, torniamo a Giorgio.  La teoria dell’indice glicemico non ci dice nulla su quando pane ha mangiato, ma solo sul tipo. E il tipo di pane non determina un ingrassamento. Se invece sapessimo che Giorgio si è mangiato mezzo chilo di pane, potremmo immaginare che il pasto nel complesso abbia un carico glicemico elevato, e quindi che l’insulina in Giorgio si sia alzata eccessivamente.

Insomma, Giorgio potrebbe impazzire prima di capire come fare a prepararsi un panino come Dio comanda, ingegnarsi a tostarlo, a valutare il tipo di farina, a mangiarlo prima o dopo le verdure, potrebbe dimagrire nell’attesa di cucinarsi lui il pane non fidandosi delle farine in commercio, e tutto questo solo per un panino! Ma la qualità di questo benedetto panino non ci dice niente su quanto ingrassante sarà il pasto. Inoltre, non è solo il pane di questo benedetto panino a stimolare l’insulina.
E’ anche il prosciutto! Gli alimenti hanno anche un indice insulinico, come spiego qua. E non c’entra che siano carboidrati o no.

Per cui D. consiglia di scoprire l’indice glicemico e simpatizzare per questa affascinante teoria, ma senza abbandonare il concetto delle calorie, che sarà pure superato, ma funziona.