Quali sono i vantaggi di una dieta a basso indice glicemico?

Dopo aver avuto modo di confrontarmi con alcuni forum e blog di nutrizione, e con utenti che venivano allarmati sulle conseguenze di una dieta ad alto indice glicemico, mi trovo costretta a scrivere questo articolo sulla dieta a basso indice glicemico sottolineando i casi in cui è vantaggiosa e i casi in cui invece è assolutamente inutile essere troppo fiscali.

DIETA A BASSO INDICE GLICEMICO: A CHI È ADATTA

1) Una dieta a basso indice glicemico è adatta a tutte quelle persone che mangiano in modo “sporco” e disordinato, finendo però per non saziarsi e mangiare più del normale. Sapere che pane bianco, gallette di riso e biscotti confezionati, ma anche merendine e snack dolci non sono il massimo per saziarsi mentre cibi integrali, cibi ad alto contenuto di fibre e buona parte dei cibi naturali sazia molto più a lungo e ci permette di avere meno voglia di carboidrati nelle ore successive al pasto, è ovviamente utile per tenere sotto controllo il peso e per fare pasti più frugali, cioè semplici. 

2) Una dieta a basso indice glicemico è adatta anche a tutte quelle persone che non hanno una buona sensibilità insulinica: proprio perché la maggior parte dei cibi, si tratta di alimenti con un contenuto maggiore di fibre. Ma non per il tipo di carboidrati. Solo ed esclusivamente al contenuto di fibre. 
Al tempo stesso, non è detto che una dieta ad alto indice glicemico causi il diabete o l’insulino resistenza. 
Tutto dipende dal tipo di alimenti ad alto indice glicemico che consumiamo, cioè dalla loro qualità. Se sono ricchi di zuccheri semplici, tra glucosio e fruttosio, spesso con prevalenza di quest’ultimo, come nella maggior parte dei prodotti industriali, fare una dieta a basso indice glicemico chiaramente migliora la nostra salute, perché porta a ridurre il quantitativo totale di cibi ad alta densità calorica e ad alta densità di zuccheri al tempo stesso.

3) Una dieta a basso indice glicemico è adatta a chi soffre di ipoglicemia: in questo caso, agire su come la glicemia e l’insulina si alzano nel periodo postprandiale è risultato una discriminante significativa per i pazienti ipoglicemici e per chi in generale deve evitare cali insulinici drastici.

OK, MA COSA DEDUCIAMO DA TUTTO QUESTO?
Innanzitutto, che non ha senso escludere dalla nostra dieta alimenti come pane bianco, pasta bianca (che poi bianca non è, è di grano duro, e difatti in genere ha medio indice glicemico) o riso bianco perché temiamo di ingrassare. Innanzitutto perché dipende da quanto di questi alimenti mangiamo, cioè dal carico glicemico. Se mangiamo 50-60 grammi di riso, non sarà la tipologia di riso a fare la differenza sul nostro peso corporeo!
Se considerassimo solo l’indice glicemico, e non anche le calorie, potremmo mangiare un etto di arachidi e pensare di far bene!
Chi esclude dalla propria dieta banane, patate o “cibi bianchi” per poi abbuffarsi di noci, mirtilli e prodotti integrali non ha ben chiaro che è il carico glicemico del pasto a fare semmai una certa differenza e che in generale, l’indice glicemico non è una giustificazione a mangiare troppo e privarsi di cibi innocui. Neanche una bustina di zucchero fa male, se è l’unica della giornata. E chi la sostituisce con 50 grammi di miele perché tanto il miele ha basso indice glicemico, dimostra di non aver capito molto neanche dell’indice glicemico e del carico glicemico.
Al limite, una dieta a basso indice glicemico è una buona, ottima regola per chi prima di conoscere l’indice glicemico, sacrificava volentieri le calorie di un piatto di riso con il sugo per tre barrette di cereali e uno yogurt alla frutta, con il rischio di superare il limite di zuccheri semplici già in un solo pasto e avere fame dopo neanche un’ora, ma soprattutto di scegliere cibi che sono stati positivamente associati a diabete e in generale a sindrome metabolica (soprattutto per i soggetti sedentari).

Insomma, se si usa con il BUON SENSO la dieta a basso indice glicemico è un’ottima cosa, l’importante è non esagerare con i tagli drastici, rischiando di vanificare i benefici del metodo.