Problemi di metabolismo? Allenati a bassa intensità

Il professor Iñigo San Millàn non ha dubbi: nella sua clinica della University of Colorado Sports Medicine Center conduce esperimenti con macchine all’avanguardia per valutare la flessibilità metabolica di un soggetto. Per flessibilità metabolica si intende l’efficienza del corpo nel passare da un metabolismo glucidico (introduco carboidrati nell’alimentazione e il mio metabolismo si “setta” per bruciarli a scopo energetico) a uno lipidico (quando non mangio il mio metabolismo usa i grassi di deposito a scopo energetico, processo noto come lipolisi), dalla definizione dei medici Kelley and Mandarino. Ovvero indica la capacità del corpo di usare nello stesso giorno un carburante diverso a scopo energetico: zuccheri (quando li introduciamo) o grassi (quando in genere siamo a digiuno, per esempio di notte).

Le persone con un metabolismo veloce hanno un’ottima flessibilità metabolica. Quelle con problemi di metabolismo hanno invece una scarsa flessibilità metabolica. Il risultato è che quando mangiano, il corpo non brucia in modo funzionale le calorie introdotte con il cibo e le converte in grasso di deposito. 
Evitare i carboidrati non è la soluzione per chi ha problemi di metabolismo e dunque scarsa flessibilità metabolica: sebbene un approccio low carb (diete chetogeniche e simili) si sono rivelate utili nel dimagrimento, la flessibilità metabolica in assenza di carboidrati tende a peggiorare, dato che il corpo diventa sempre meno efficiente nel bruciare gli zuccheri, che sono la fonte di energia primaria. E diventa anche meno efficiente, nel tempo, a bruciare i grassi (fonte).
Eppure, una scarsa flessibilità metabolica spesso si associa a problemi di insulino-resistenza.
Ma se la soluzione non è dire addio ai carboidrati, come si combattono i problemi di metabolismo? Come si migliora la capacità del corpo di bruciare quello che gli forniamo attraverso il cibo?

Secondo il professor San Millàn, la flessibilità metabolica si può evincere da come, durante un esercizio prolungato, il corpo passa dal bruciare gli zuccheri disponibili a bruciare i grassi: l’unico modo per migliorare questa capacità è con l’esercizio a bassa intensità. Nelle persone con problemi di metabolismo, infatti, l’esercizio a bassa intensità migliora il quoziente respiratorio delle cellule. Più un soggetto con problemi di metabolismo è sedentario, meno ha senso fargli fare corsa o attività intense per dimagrire come l’HIIT, perché queste attività portano a uno stress che si ripercuote a livello metabolico e più precisamente cellulare. La soluzione sarebbe invece creare nel corpo un adattamento progressivo all’attività fisica, che deve iniziare a partire da attività a bassa intensità che aiutano la respirazione cellulare: camminare, andare in bicicletta a ritmo sostenuto o lento, fare tapis roulant o cyclette a passo lento, per un periodo che deve iniziare dalla mezzora ogni giorno fino a un’ora.
Questo in risposta a tutte le persone che si chiedono come camminare può portare al dimagrimento: non sarebbe infatti una questione di calorie bruciate, ma metabolica, secondo il medico, particolarmente utile come “primo intervento” nelle persone con problemi di glicemia alta e difficoltà a dimagrire.

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