Adesso ti spiego perché dieta fa rima con abbuffata

abbuffataMettersi a dieta per perdere peso non è un obiettivo che ci si prefissa una volta nella vita: in tal caso significherebbe averlo raggiunto, ovvero ci si mette a dieta una volta, si dimagrisce e poi si impara a mangiare di meno e in modo sano per non riprendere peso. Alzi la mano chi ha fatto una sola dieta in vita sua. Vi vedo, siete pochini, e siete in maggioranza uomini. In questo caso può essere stata vostra moglie a dirvi di dimagrire, o il vostro medico. Gli altri, quelli che hanno fatto più di una dieta, sono per lo più donne.
Perché? Un po’ per seguire le mode e un certo ideale estetico che ci rendono tutte vittime. Non a caso nel mio chi sono c’è la foto di una barbie. Un po’ perché la donna è strutturalmente più predisposta a ingrassare, ha un metabolismo più lento dell’uomo, ha un corpo le cui variazioni ormonali nel corso della vita portano a bruciare meno, ritenere più liquidi, tendere a ingrassare.
Fateci caso: più facciamo diete meno siamo felici, più ripetiamo diete meno dimagriamo, nonostante gli anni duemila l’obesità è una piaga dilagante oggi più di ieri, eppure non si può dire che non siamo informati sulla nutrizione.
Ma allora che accade? Semplice. Forse non ve ne siete accorti, ma la parola dieta fa rima con abbuffata. Se non avete mai avuto disordini alimentari (non parlo di disturbi alimentari gravi, che ovviamente sono correlati ma non possono essere ridotti a una causa unica) e volete assolutamente provarli è facile, mettetevi a dieta e di colpo sperimenterete la voglia incredibile e insana di abbuffarvi.
Anni fa, mio marito commentò con una battuta i miei primi giorni di dieta: “Ho capito che stai cercando di dimagrire dal fatto che sono spariti i pomodori secchi”. Chi è che si mangerebbe un barattolo di pomodori secchi (non sott’olio)? Io. Chi mi può capire? Una persona che è a dieta e ha un attacco di fame in cui prenderebbe a morsi il compensato del tavolo di cucina.
E’ lo stress da dieta a farci venire voglia di mangiare smodatamente, e questo stress da privazione modificherà il nostro comportamento alimentare per sempre. E’ come mettersi in carestia da soli. Spesso senza criterio. Spesso cose zuccherine o grasse, ma in genere zuccherine (pasta, dolci), che è il segnale del nostro corpo per dire che siamo in carestia. Per il nostro corpo questa scelta è spesso un trauma. Ecco perché le diete scriteriate fanno danno, mentre un approccio dietetico stabile, un ragionamento del tipo ok, sto attento a quanto e cosa mangiare, ma non mi privo di niente, è l’unico modo per uscirne magri ma non confusi.
Un mio collega ripete ogni anno la Dukan, sempre con minori risultati: lo considera l’approccio dietetico migliore, peccato che poi riprenda più del peso perso perché, a suo dire, si comporta male. Di colpo questa voglia insopprimibile di dolci.
Ho cercato di fargli capire che il problema non è lui, ma la dieta. Niente da fare. Continua a dire che è colpa sua. 
Un articolo apparso sul Liberty Voice peggiora sicuramente il quadro: secondo una ricerca negli Stati Uniti due milioni di donne e un milione di uomini hanno avuto almeno un disturbo alimentare.  Gli studiosi trovano una correlazione tra i nuovi disturbi e quella che loro definiscono una cultura tossica. Stai a dieta, mangia, sentiti in colpa, punisciti con altra dieta, mangia di più ecc.
Come potersi liberare da questo ciclo infame? Quando mio marito fece quella battuta, abbandonai la dieta e tornai al mio vecchio regime, quello che uso per stare in forma: mangiare poco, tendenzialmente ipocalorico, fare più attività fisica, aspettare con pazienza estrema i risultati.