Voglia di dolce a fine pasto: quando è sì e quando è no

Ieri una signora mi ha chiesto cosa ne pensassi dei dolci a fine pasto: sua figlia, che si diletta in cucina, è un’appassionata di dolci, e ne mangia di diversi a colazione e dopo i pasti. Ho domandato perché dopo pasto, e se la cosa avvenisse anche dopo un piatto di pasta o un frutto, quando comunque c’è già un appagamento dato dai carboidrati. Situazione identica. Mi chiedo, quanti hanno lo stesso problema della voglia di dolce a fine pasto? Quanti riducono le porzioni di cibi più nutrienti per fare spazio al dolce? E quando questo è preoccupante?

Oggi sappiamo che è molto importante tenere sotto controllo la glicemia e quindi l’insulina nel corso della giornata, evitandoci picchi glicemici e insulinici per scongiurare il pericolo di pre-diabete, di sindrome metabolica e il rischio di alcune malattie. Tuttavia non è l’unica cosa su cui fissarci.
Molti prodotti con zuccheri naturali o molti prodotti confezionati sono ricchi di fruttosio o di dolcificanti (per esempio i polialcoli) che nell’industria sono largamente utilizzati nei prodotti light, ma che in molte persone causano fermentazione intestinale. Se esageriamo con il fruttosio, peggioriamo il nostro metabolismo e soprattutto “carichiamo” di zuccheri in eccesso il nostro fegato, che li converte in grassi. Se esageriamo con alcune categorie di dolcificanti, possiamo avere problemi fermentativi che a lungo andare infiammano l’intestino.
Ma allora come comportarci con la voglia di dolce a fine pasto?

Ecco come in genere faccio io con questa voglia di dolce a fine pasto.
Se il mio pasto è a prevalenza proteica, e i carboidrati presenti sono solo quelli derivati dalle verdure, oppure a colazione, mi concedo un piccolo sfizio dolce che però sia innocuo per quantitativo di zuccheri: una fettina di torta homemade senza zucchero, magari preparata con la stevia; mezza porzione di frutta ripassata in forno o in padella con spezie (se la frutta normale non mi esalta, per esempio in inverno); un biscotto senza zucchero sempre fatto in casa, un dattero o altra frutta secca che però non contenga zucchero nei conservanti, o al limite una pallina di gelato quando sono fuori. L’importante è che la porzione sia piccola e che il pasto proteico sia moderato nelle proteine, di modo che il carico insulinico sia comunque moderato.
Se ho mangiato già carboidrati durante il pasto (pane, pasta, riso, cereali, frutta), allora il mio dolce a fine pasto non è prettamente un dolce: per esempio un pezzetto piccolo (mi basta un quadratino) di cioccolato extra-fondente, una noce brasiliana, qualche pistacchio, un budino di semi di chia dolcificato con poca stevia.
Se devo fare una ricetta sugar-free, in genere uso il sucralosio, e solo di rado l’eritrolo. Non fermenta nell’intestino, e per dolcificare ne basta pochissimo. Altrimenti la stevia è ben tollerata. Vi consiglio quindi sucralosio o stevia se soffrite di pancia gonfia e problemi fermentativi.
Se proprio mi voglio concedere uno sfizio in più, lo faccio prima di un allenamento o dopo un paio di ore in cui ho già introdotto un pasto proteico. Questo è un vero e proprio trucco!
– Un dolce zuccherino, in quantità sempre moderata, può andare bene anche a colazione, al posto della frutta o associato alla frutta (per esempio una torta di mele, una torta con purea di mele o un pancake alla banana), purché sia abbinato a un alimento proteico, per esempio uno yogurt greco. Questa cosa mi capita quando entra in casa un dolce confezionato o durante le feste. Non me ne primo ma ne mangio (meno) o a colazione, o poco prima di allenarmi. Stessa cosa per la frutta, special modo di estate o se è particolarmente zuccherina. Un pancake proteico con fettine di banana o una spremuta, o una coppetta di fragole o ciliegie con una crema di quark, skyr o yogurt greco. Altra frutta più digestiva come l’ananas non dà problemi dopo un pasto proteico.

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